Seconda economia del Sud-est asiatico (ASEAN), la Thailandia occupa una posizione geografica strategica nel cuore dell’Asia continentale. Con un ordinamento giuridico di tipo Civil Law, si distingue per un solido settore manifatturiero (automotive ed elettronica), per il turismo e per l’agricoltura avanzata. Offre un ambiente d’affari favorevole agli investimenti esteri, grazie a incentivi fiscali e a zone economiche speciali.
La Thailandia è la seconda economia del Sud-est asiatico e un polo manifatturiero consolidato, in particolare nell'automotive e nell'elettronica. Si sceglie per collocare produzione o assemblaggio in un paese con infrastrutture adeguate e costi inferiori a quelli cinesi, mantenendo l'accesso ai mercati dell'area.
Il sistema thailandese concentra le agevolazioni negli incentivi del Board of Investment: esenzione dall'imposta sulle società fino a otto anni per le attività dei gruppi A1 e A2, e fino a tredici anni per quelle di alta tecnologia e innovazione, oltre a facilitazioni sulla proprietà fondiaria e sull'impiego di personale straniero. Sono benefici discrezionali e a domanda, legati al tipo di attività e alla localizzazione: la struttura va disegnata attorno all'incentivo che si intende ottenere, non il contrario. Dal 1° gennaio 2025 opera però il decreto d'urgenza sulla top-up tax, che introduce un'imposta integrativa fino al 15% per i gruppi multinazionali con ricavi consolidati superiori a 750 milioni di euro, riducendo la portata effettiva delle esenzioni. Va infine considerata la disciplina del Foreign Business Act del 1999, che riserva ai thailandesi ampi settori attraverso tre liste: attività vietate, attività subordinate ad autorizzazione del Consiglio dei ministri, e attività soggette a licenza del Ministero del Commercio, fra cui tipicamente i servizi professionali, il commercio interno e il turismo.
Imprese manifatturiere che spostano o duplicano la produzione nel Sud-est asiatico; operatori dell'agroalimentare; società che servono i mercati ASEAN da una base unica.