Regione amministrativa speciale della Cina, Hong Kong è uno dei principali centri finanziari mondiali e la porta d’accesso privilegiata al mercato asiatico e cinese. Mantiene un sistema giuridico autonomo basato sulla Common Law inglese, caratterizzato da un regime fiscale semplice e ridotto, dalla libera circolazione dei capitali e da un solido quadro di protezione dei diritti di proprietà intellettuale e commerciale.
Hong Kong resta la porta d'accesso più praticabile al mercato cinese e asiatico per chi vuole operarci senza entrare nel sistema giuridico della Cina continentale: ordinamento autonomo di Common Law inglese, libera circolazione dei capitali, tutela della proprietà intellettuale e una prassi commerciale che parla inglese.
L'imposta sugli utili è a due scaglioni: 8,25% sui primi due milioni di dollari di Hong Kong e 16,5% oltre, e all'interno di un gruppo di entità collegate soltanto una società per anno può fruire dell'aliquota ridotta. Ma il punto che decide tutto è un altro: Hong Kong tassa in base alla fonte, non alla residenza, quindi conta dove il reddito è sorto e non dove sta la società. Dal 1° gennaio 2023 questa regola si è però ristretta — dividendi, interessi, plusvalenze da partecipazioni e redditi da proprietà intellettuale di fonte estera, se percepiti da un gruppo multinazionale, diventano imponibili a Hong Kong salvo che si dimostri sostanza economica. E dal 1° gennaio 2025 si applica l'imposta minima del 15% ai gruppi sopra i 750 milioni di euro.
Imprese che commerciano con la Cina e con il Sud-est asiatico; società di trading e di servizi con flussi infragruppo internazionali; gruppi che detengono partecipazioni o proprietà intellettuale in area asiatica e devono verificare la tenuta della struttura dopo la stretta del 2023.