La Bulgaria mantiene una delle aliquote CIT più basse dell'Unione europea — 10% ad aliquota fissa — e, con l'ingresso nell'eurozona il 1° gennaio 2026, elimina il rischio di cambio per gli operatori italiani. È membro dell'UE e della NATO, con costi operativi contenuti e una forza lavoro qualificata, soprattutto nell'IT e nella manifattura.
L'imposta sulle società è flat al 10% su tutti gli utili (Zakon za korporativnoto podohodno oblagane). Anche l'imposta sui redditi delle persone fisiche è del 10%. Dal 1° gennaio 2026 la Bulgaria adotta l'euro, sostituendo il lev al tasso irrevocabile di conversione fissato dal Consiglio ECOFIN. Dalla stessa data la ritenuta sui dividendi erogati a soggetti di paesi terzi sale dal 5% al 10%; i dividendi distribuiti a società residenti nell'Unione europea o nello Spazio economico europeo restano esenti da ritenuta, come nella quasi totalità dei paesi dell'Unione. L'IVA ordinaria è del 20% (9% per il turismo, la ristorazione e i libri). Le regole Pillar Two sono pienamente operative: la Bulgaria ha trasposto la Direttiva UE 2022/2523 con la Legge sull'imposizione integrativa in vigore dal 1° gennaio 2024, introducendo simultaneamente la QDMTT, l'IIR e l'UTPR al 15%. Il regime QDMTT si applica alle entità costitutive bulgare di gruppi multinazionali con ricavi consolidati superiori a 750 milioni di euro, mentre l'aliquota flat del 10% rimane valida per tutte le imprese al di fuori dello scope del Pillar Two. Non esistono restrizioni valutarie né sui trasferimenti di capitale intra-UE.
Nessun articolo per questa giurisdizione.
Imprese italiane della manifattura leggera, dei servizi condivisi e dello sviluppo software che cercano un'aliquota piena UE inferiore al 15% Pillar Two; holding di partecipazioni intra-europee (con la ritenuta ora al 10% sui dividendi); operatori dell'e-commerce e dei servizi ICT; PMI che vogliono presidiare i mercati balcanico e turco da una base UE.