Repubblica federale nel cuore dell’Europa centrale, l’Austria è membro dell’Unione Europea e dell’area euro, con un’economia fondata su industria meccanica, energia, turismo e servizi finanziari. L’ordinamento è di civil law, vicino a quello tedesco, e Vienna ospita numerose organizzazioni internazionali e svolge da sempre il ruolo di porta verso l’Europa centro-orientale.
L'Austria si sceglie per la posizione di cerniera con i mercati dell'Europa centro-orientale, per la qualità delle infrastrutture e della manodopera specializzata e per un quadro normativo prevedibile. L'aliquota societaria del 23% e un'ampia rete di convenzioni contro le doppie imposizioni la rendono adatta anche come sede di holding regionali.
Gli investimenti di soggetti esterni all'Unione Europea, allo Spazio Economico Europeo e alla Svizzera sono soggetti al controllo preventivo dell'Investitionskontrollgesetz, in vigore dal 25 luglio 2020. L'autorizzazione è necessaria al raggiungimento del 25% dei diritti di voto nei settori sensibili (infrastrutture critiche, sanità, trattamento e conservazione dei dati, tecnologie critiche compresa l'intelligenza artificiale) e già al 10% in quelli particolarmente sensibili, come difesa e infrastrutture energetiche e digitali critiche. L'operazione non può essere eseguita prima dell'approvazione. Il punto che sfugge riguarda gli investitori europei: il ministero guarda all'intera catena di controllo, per cui anche una società italiana con un socio extra-UE a monte può essere trattata come investitore straniero. Sono esenti le microimprese con meno di dieci dipendenti e fatturato o totale di bilancio inferiore a 2 milioni di euro.
Imprese che acquisiscono partecipazioni in società austriache operanti in settori sensibili; gruppi che costituiscono in Austria una holding per l'Europa centro-orientale; fondi e investitori con soci o finanziatori extra-UE nella catena di controllo.