Economia di primo piano nella regione Asia-Pacifico, l’Australia combina una grande ricchezza di risorse naturali con settori finanziari e tecnologici altamente avanzati. Basata su un sistema federale di Common Law, offre una forte certezza del diritto, stabilità politica e trasparenza economica, ponendosi come punto di riferimento strategico per gli scambi commerciali e gli investimenti nei mercati asiatici.
L'Australia interessa chi guarda all'area Asia-Pacifico volendo però restare in un ordinamento di Common Law, con regole trasparenti e tribunali affidabili. Risorse naturali, agroalimentare, formazione superiore e servizi finanziari sono i settori dove la presenza italiana ha più senso, e la distanza geografica pesa meno di quanto sembri per chi opera su contratti e partecipazioni.
L'Australia applica il sistema dell'imputazione (dividend imputation) introdotto nel 1987: l'imposta sulle società — 30% ordinaria e 25% ridotta per le base rate entities (fatturato aggregato inferiore a 50 milioni di dollari australiani e non oltre l'80% di ricavi passivi) — genera un franking credit che si trasferisce al socio al momento della distribuzione, evitando la doppia imposizione economica sui dividendi interni. Per il socio residente australiano il meccanismo funziona bene, con il credito integralmente compensabile e in parte rimborsabile. Per il socio estero no: il franking credit non è utilizzabile fuori dall'Australia né rimborsabile; la parte del dividendo franked è tuttavia generalmente esente da withholding tax, mentre la parte unfranked è soggetta a ritenuta convenzionale (di norma il 15% in presenza di trattato con l'Italia). È la ragione per cui una struttura australiana conviene o non conviene a seconda di dove sta il socio, più che di quanto sia l'aliquota.
Imprese che esportano verso l'Australia e valutano una presenza stabile; investitori nel settore minerario e agroalimentare; famiglie con componenti residenti in Australia e beni in Italia.