L'Albania offre un regime fiscale semplice e competitivo alle porte dell'Unione europea, con un'imposta sulle società al 15% e — soprattutto — un'esenzione al 0% per le piccole imprese con un giro d'affari annuo fino a 14 milioni di lek (circa 140.000 euro) fino al 31 dicembre 2029. È una giurisdizione candidata all'adesione all'UE, con costi operativi contenuti e una forza lavoro giovane e multilingue.
L'imposta sulle società (Tatimi mbi Fitimin) è del 15%, ma le imprese con ricavi annui non superiori a 14 milioni di lek scontano il 0% fino alla fine del 2029: la soglia opera come una franchigia con effetto «scogliera», superata la quale l'aliquota piena si applica a tutto il reddito. Il settore dell'agriturismo e le cooperative agricole godono di un'aliquota del 5% fino al 2029; il regime del 5% per lo sviluppo software è scaduto il 31 dicembre 2025. La Legge 84/2025 «pace fiscale», pubblicata nel gennaio 2026, introduce, dal 2026 al 2028, un regime volontario a reddito imponibile predeterminato (utile dell'anno precedente moltiplicato per 1,18), rinnovabile. Le zone economiche speciali TEDA (Tirana, Spitallë) offrono esenzioni doganali, IVA agevolata e riduzioni della CIT in base al progetto. La ritenuta sui dividendi è dell'8%, quella ordinaria del 15%; l'IVA è del 20%. L'Albania non ha ancora recepito le regole GloBE di Pillar Two: il Consiglio dei ministri ha approvato il 6 marzo 2026 il disegno di legge di ratifica della convenzione multilaterale sulla Subject to Tax Rule, mentre non risultano ancora annunci di adozione di IIR, UTPR o QDMTT.
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PMI italiane con un giro d'affari sotto la soglia dei 14 milioni di lek, che cercano una base di produzione o di servizi a basso costo e vicina all'Italia; operatori del turismo, dell'agriturismo e dell'agroalimentare; imprese manifatturiere labour-intensive; società di software e BPO che vogliono presidiare l'area balcanica.