
Il pacchetto VAT in the Digital Age introduce nuovi obblighi di fatturazione e digital reporting: cosa cambia per gli studi e per le imprese che operano tra Regno Unito e Unione europea.
L’Unione europea accelera verso la fatturazione elettronica transfrontaliera e la comunicazione digitale dei dati delle operazioni. Il pacchetto ViDA ridisegna gli adempimenti IVA, con conseguenze per le imprese e per gli studi che le assistono su più mercati.
L’iniziativa VAT in the Digital Age non è più soltanto una proposta: il pacchetto è stato adottato l’11 marzo 2025 e prevede un’applicazione progressiva delle misure fino al 2035. L’obiettivo è modernizzare il sistema IVA, contrastare le frodi e ridurre gli ostacoli amministrativi alle attività transfrontaliere.
Per chi opera tra Italia, Regno Unito e altri Stati membri, occorre distinguere gli obblighi europei dalle regole britanniche, senza presumere che un unico sistema informatico sia sufficiente per ogni giurisdizione.
ViDA: i tre ambiti della riforma IVA
ViDA interviene su tre aree: fatturazione elettronica e comunicazione digitale delle operazioni, trattamento IVA di determinate attività svolte tramite piattaforme e semplificazione delle registrazioni IVA transfrontaliere.
Il primo ambito riguarda il passaggio a fatture strutturate e a un sistema di digital reporting per le operazioni B2B intracomunitarie interessate dalla disciplina.
Il secondo introduce nuove responsabilità per le piattaforme che facilitano determinate prestazioni di alloggio di breve durata e trasporto di passeggeri su strada.
Il terzo amplia i meccanismi che permettono di assolvere gli obblighi IVA senza moltiplicare le registrazioni nei diversi Stati membri. ViDA non elimina però ogni necessità di identificazione locale: il risultato dipende dalle operazioni effettuate e dalle condizioni applicabili.
Il calendario ViDA: le scadenze da conoscere
Le misure non entrano in applicazione tutte nello stesso momento.
| Data | Principali cambiamenti |
|---|---|
| 1° luglio 2028 | Applicazione delle principali misure sulla registrazione IVA unica e avvio delle nuove regole per determinate piattaforme, con possibilità di rinvio al 2030 per queste ultime da parte degli Stati membri. |
| 1° luglio 2030 | Introduzione degli obblighi di digital reporting basati sulla fatturazione elettronica per le operazioni B2B intracomunitarie interessate. |
| 1° gennaio 2035 | Allineamento agli standard europei dei sistemi nazionali di comunicazione digitale in tempo reale cui si applica il termine transitorio. |
Il calendario europeo deve essere letto insieme a quello nazionale. Gli obblighi interni di fatturazione elettronica possono già essere operativi o essere introdotti prima del 2030: attendere la scadenza europea non è quindi una strategia sufficiente per tutte le imprese.
Fatturazione elettronica e digital reporting: cosa cambia
Una fattura elettronica strutturata contiene dati che i sistemi informatici possono elaborare automaticamente. Un PDF inviato per email, da solo, non soddisfa questa funzione.
L’adeguamento riguarda quindi la produzione, la ricezione e il trattamento dei dati, oltre alla rappresentazione leggibile del documento. Anagrafiche, identificativi IVA, codici delle operazioni e riferimenti alle rettifiche devono essere coerenti.
Il digital reporting aggiunge un ulteriore livello: determinate informazioni devono essere trasmesse alle amministrazioni secondo le modalità e i termini previsti. Emettere correttamente la fattura e comunicare correttamente i dati sono attività collegate, ma distinte.
ViDA favorisce la convergenza verso standard comuni. Questo non significa che ogni Paese utilizzerà necessariamente lo stesso portale o che un software già conforme a un sistema nazionale sia automaticamente pronto per tutti gli altri. La verifica dell’interoperabilità resta centrale. Il quadro è illustrato nella pagina ufficiale della Commissione europea dedicata a ViDA.
ViDA e Regno Unito: quando la riforma è rilevante
ViDA riguarda il sistema IVA dell’Unione europea e non introduce automaticamente un obbligo generale per tutte le fatture emesse nel Regno Unito.
Una vendita dalla Gran Bretagna a un cliente nell’UE non diventa un’operazione intracomunitaria soltanto perché coinvolge due Paesi. La qualificazione dell’operazione e gli obblighi applicabili devono essere verificati separatamente.
La riforma può invece assumere rilievo per un’impresa britannica che effettua operazioni nell’UE, dispone di società o strutture locali oppure opera attraverso piattaforme interessate dalle nuove regole. La sola titolarità di un numero IVA europeo non basta a individuare tutti gli adempimenti: occorre esaminare le attività concretamente svolte.
Per l’Irlanda del Nord serve inoltre una valutazione specifica, tenendo conto del regime particolare applicabile agli scambi di beni.
Parallelamente, il Governo britannico ha annunciato l’introduzione della fatturazione elettronica obbligatoria per le fatture IVA dal 2029. Si tratta di un percorso distinto da ViDA, i cui dettagli attuativi devono essere seguiti attraverso le comunicazioni ufficiali britanniche.
Il sistema Making Tax Digital for VAT richiede già, salvo esenzioni, registrazioni digitali e invio delle dichiarazioni mediante software compatibile. Questi obblighi non coincidono con l’emissione di fatture elettroniche strutturate.
Cosa cambia per gli studi professionali
Chi assiste imprese presenti su più mercati dovrà rivedere flussi, responsabilità e software gestionali.
La prima attività è mappare le operazioni: vendite domestiche, scambi intracomunitari, importazioni, esportazioni e transazioni effettuate tramite piattaforme. Per ciascun flusso occorre individuare il Paese competente, le regole di fatturazione e gli eventuali obblighi di comunicazione.
Va poi definito chi verifica i dati, chi gestisce gli scarti e chi corregge le anomalie. Una fattura formalmente prodotta dal gestionale può contenere informazioni incomplete o incoerenti con il trattamento IVA dell’operazione.
L’adeguamento richiede quindi un coordinamento tra amministrazione, consulente fiscale e responsabili informatici. Per le attività internazionali, questo lavoro può essere integrato nell’assistenza relativa alla registrazione IVA e agli adempimenti VAT.
Come prepararsi a ViDA
Verifica dell’interoperabilità dei sistemi, aggiornamento delle anagrafiche clienti-fornitori esteri e formazione del personale sono i primi passi per arrivare pronti alle scadenze.
Conviene iniziare dai flussi più rilevanti, verificando che il gestionale possa produrre e ricevere dati strutturati e conservare i riferimenti necessari alle correzioni.
Occorre inoltre chiedere ai fornitori di software quali sviluppi siano previsti e per quali Paesi, evitando di confondere una funzionalità annunciata con una conformità già disponibile.
ViDA richiede un percorso di adeguamento progressivo. Prepararsi significa conoscere le operazioni dell’impresa e costruire flussi affidabili, capaci di seguire sia l’evoluzione europea sia quella britannica.