
Nel Regno Unito, le verifiche sull’autorizzazione a lavorare si estendono oltre il tradizionale rapporto di lavoro dipendente, coinvolgendo anche determinate collaborazioni personali, forme di subappalto e piattaforme di intermediazione online (Home Office). Per le imprese, la questione non è quindi soltanto chi viene assunto, ma anche attraverso quali accordi vengono organizzate le prestazioni lavorative (Home Office).
Che cosa cambia
La riforma del right to work, con applicazione indicata dal 1° ottobre 2026, amplia i controlli diretti a prevenire l’impiego di persone prive dell’autorizzazione a svolgere il lavoro richiesto, senza modificare chi abbia diritto a lavorare nel Paese (documentazione normativa). Per le nuove categorie, la guida collega l’applicazione delle sanzioni ai rapporti avviati da quella data e prevede specifiche regole temporali per gli accordi soggetti a responsabilità estesa (Home Office).
Rientrano nel nuovo quadro alcune prestazioni da eseguire personalmente, i subappaltatori individuali e i servizi online che, dietro compenso, mettono in contatto prestatori e clienti; non ogni incarico autonomo o rapporto commerciale è però automaticamente incluso (Home Office). La valutazione dipende dalla struttura concreta dell’attività, distinguendo il lavoro personale dalle prestazioni di un’impresa realmente indipendente nei confronti dei propri clienti (Home Office).
Quando la responsabilità si estende
La novità più rilevante è che un’impresa può rispondere anche per una persona con cui non ha stipulato direttamente un contratto, ad esempio quando affida a un’altra società l’esecuzione di servizi che si è impegnata a fornire a un terzo (Home Office). Un rischio analogo può interessare determinate piattaforme di intermediazione e gli accordi che consentono al lavoratore di farsi sostituire (Home Office).
Questo non significa che ogni cliente debba controllare il personale di tutti i propri fornitori: la guida esclude dalla responsabilità estesa chi acquista servizi per le proprie attività interne, come un’impresa che affida a una società esterna la pulizia degli uffici (Home Office). Occorre tuttavia distinguere l’acquisto di un servizio dall’inserimento in una catena contrattuale destinata a fornirlo ad altri, senza considerare il semplice ricorso a un fornitore esterno come un’esenzione generale (Home Office).
I controlli devono funzionare nella pratica
Le verifiche eseguite secondo le modalità prescritte possono offrire una protezione dalle sanzioni civili, la cosiddetta statutory excuse, ma non tutelano chi sa che la persona non è autorizzata a svolgere quel lavoro (Home Office). Nei rapporti soggetti a responsabilità estesa, la tutela richiede inoltre il rispetto delle condizioni previste per contratti, sostituzioni e verifica dell’identità (Home Office).
Non basta quindi inserire una clausola standard: occorrono obblighi chiari sui controlli, limiti al subappalto non autorizzato, possibilità di verifica e documentazione che dimostri l’effettivo funzionamento delle procedure (Home Office). Se è ammessa la sostituzione, il sostituto deve essere verificato prima di iniziare e il controllo non può essere affidato al lavoratore originario; occorre inoltre accertare che chi svolge la prestazione sia proprio la persona controllata (Home Office).
Rischi e priorità per le imprese
Le sanzioni civili possono raggiungere 60.000 sterline per lavoratore irregolare, mentre ulteriori conseguenze, comprese quelle penali, richiedono i rispettivi presupposti e non derivano automaticamente da qualsiasi irregolarità nei controlli (Home Office). Nei casi previsti possono essere compromesse anche la continuità dell’attività e la possibilità di sponsorizzare lavoratori stranieri (Home Office).
Per affrontare il cambiamento, conviene partire da una ricognizione dei rapporti di lavoro e di fornitura, individuando chi esegue le prestazioni e chi deve effettuare le verifiche. Su questa base, l’impresa può aggiornare contratti e procedure, coordinando risorse umane, acquisti e responsabili operativi.
L’obiettivo non dovrebbe essere moltiplicare gli adempimenti, ma rendere chiari responsabilità, controlli e prove della loro esecuzione. È su questi elementi, più che su clausole generiche, che conviene costruire la prevenzione del rischio.